Nel primo incontro di Legendary songs abbiamo parlato del (a mio parere) più grande capolavoro dei Queen. Oggi torniamo indietro di otto anni: facciamo un balzo nel 1967 per incontrare “I’m Wainting (for the Man)” dei Velvet Underground. Mentre gran parte del mondo rock era immerso nella cultura hippie, pensando a pace, amore, condivisione di ideali e di esperienze sensoriali, un’altra parte era decisa a raccontare in modo più spietato quella che era la vita nelle strade in quegli anni. Le singole persone e il contesto in cui vivevano: i sobborghi, la violenza, la droga. Tra questi, Lou Reed, coi “suoi” Velvet Underground, riusciva a raccontare con cinico realismo la cruda realtà della vita di strada. Senza però farne né una critica morale, né un’esaltazione di modello da imitare. C’era la voglia di uscire dalle regole, sia musicali sia contenutistiche. Di dare al rock una direzione nuova e alternativa rispetto anche agli ormai mainstream Beatles o Rolling Stones (con tutto il dovuto rispetto).

Velvet Underground con Nico e Andy Warhol

Ne sono così usciti brani ad impatto fortissimo, come “Heroin” e la protagonista di oggi “I’m waiting for the man”: il racconto di un ragazzo bianco in crisi di astinenza in cerca della sua dose di eroina. Passando per un quartiere nero malfamato, arriva ad Harlem (NY) e “Aspetta il suo uomo”, uno spacciatore, che è in ritardo. Quando arriva è attorniato da un’aura di mistero e il protagonista sembra esserne affascinato, come fosse il suo eroe salvatore. La canzone si conclude con il ragazzo che, comprata la dose, torna a casa per iniettarsela in vena. “Io sto bene, lo sai che prima o poi riuscirò a farcela, mi sento bene, mi sento davvero bene…fino a domani, ma quello è un altro momento” dice alla sua ragazza. La breve storia è infatti il classico ciclo, che caratterizza la vita del tossico, e ogni giorno si ripete. Un ciclo che viene riportato alla perfezione in musica, in cui il ritmo incalzante sembra sempre ripetersi senza mai sfociare in un ritornello. Il testo però non tratta solo della droga come tematica relativa a quegli anni, ma anche della differenza tra due mondi così vicini fisicamente, ma così lontani concettualmente ed economicamente, come i quartieri bianchi e quelli neri. La delicatezza degli argomenti trattati smosse tante critiche e le più importanti etichette erano spaventate dall’offrire un contratto ai Velvet. Aiutati però dalla grande stima che Andy Warhol riponeva in loro, fino a diventarne “produttore simbolico”, aiutò il gruppo a firmare per la Verve: nacque così “Velvet Underground & Nico”. L’album non arrivò subito al successo, ma sarebbe diventato di lì a poco fonte d’ispirazione per molti artisti. Tra questi un certo David Robert Jones, che su “Waiting for a Man” disse: “Ero impressionato, era seria e la adoravo. Arrivai alle prove del mio gruppo il giorno dopo, misi giù il disco e dissi: ‘Dobbiamo imparare questa canzone. È diversa da qualsiasi cosa io abbia mai sentito’. Devo essere stato il primo a fare la cover di un pezzo dei Velvet Underground”.
Col suo gruppo non avrebbe avuto successo, ma lo raggiunse da solista. Sotto lo pseudonimo di David Bowie.

Giacomo Russello