In un’Inghilterra che aveva appena smaltito la sbornia del beat, i Pink Floyd entrano a bomba nella storia della musica di quel periodo, dando una scossa con le loro psichedeliche sperimentazioni. Una psichedelìa, caratteristica del gruppo soprattutto nel primo periodo con Syd Barrett, in gran parte abbandonata con l’album The Wall (ed è per questo che molti lo considerano la fine dei “veri” Pink Floyd). Oggi però siamo qui per parlare di una specifica canzone di The Wall: Comfortably Numb. Tuttavia, trattandosi di un (per quanto mi riguarda del) concept album, non mi posso esonerare dall’introdurre almeno in breve quello che rappresenta l’intero disco. Si tratta della vita di Pink, una rockstar, che per definizione vive di eccessi…Ma non solo. I Pink Floyd, in particolare Roger Waters, sono voluti andare oltre. Raccontare per ventisei tracce i tormenti del protagonista, in molti punti riconducibile al leader del gruppo. Una rockstar sì, ma allo stesso tempo una persona fragile segnata dalla vita. Viene quindi in un certo senso sdoganata l’immagine quasi divina del rocker, facendola avvicinare di più “a noi esseri umani”. Non vuole però essere un album autoreferenziale. Il gruppo britannico narra la storia di Pink per raccontare quella di molti altri giovani di quegli anni. The Wall si può quindi definire un album di denuncia. Nella prima parte è quel Muro di incomunicabilità che i famosi “potenti” hanno creato, introducendo gli individui fin da giovani in un sistema scolastico militaresco (per questo i suoni legati alla guerra, come elicotteri, bombe, etc), che porta alla alienazione e alla perdita d’identità della persona. Questa prima parte dell’album, che per molti aspetti rispecchia la difficile infanzia di Waters (alias Pink), è in realtà il primo e fondamentale mattone del muro che il protagonista finirà di costruire (col divorzio) attorno a se stesso. Un isolamento dal mondo reale che lo porterà perfino alla pazzia (richiamo immancabile a Syd Barrett).

Comfortably Numb arriva in un particolare momento della storia di Pink: quando, ormai già famoso, sta male prima di un concerto. È qui che si manifesta il cinismo dei suoi produttori che, per non rischiare di annullare la data, gli fanno somministrare un potente calmante. Entra così in scena il dottore “Is there anybody in there? (“C’è qualcuno là dentro?”). Si tratta anche in questo caso di frammenti autobiografici di Roger Waters, compresa la parte successiva, in cui ricorda di aver provato una sensazione simile da bambino durante un’influenza (“Ricordo di aver avuto l’influenza o qualcosa del genere, un’infezione con 40°C di febbre e di aver delirato” afferma in un’intervista il leader). La verità è che per Pink il dolore è ovunque e da nessuna parte: un profondo disagio annidato nella sua mente e sepolto nel suo “io”. E la puntura lo libera da questo dolore rendendolo “Comfortably Numb” (“Piacevolmente insensibile”). L’unica via, spesso, per superare dolori troppo grandi: reprimendo le emozioni.
In tutto ciò, al testo, si aggiunge uno degli assoli di chitarra più belli della storia. David Gilmour racconta che stava provando in studio: “Faccio sempre una tabella, mettendo “V” o “X” sulle diverse frasi musicali mentre le valuto. Due segni se è ottima, uno se è buona. Una croce se non va bene. Poi seguo la tabella, improvvisando per sfumare le frasi migliori una nell’altra e cercare di ottenere un unico assolo eccellente”. Così è nato anche l’assolo di Comortably Numb.

Così è nata una canzone leggendaria.

The Wall fu l’ultima collaborazione tra Waters e Gilmour: The Final Cut fu infatti una creazione esclusivamente del primo.

Giacomo Russello