Venerdì 19 ha fatto visita a “Casa” una delle giovani promesse più “chiacchierate” del panorama musicale italiano. Dalle foto del bambino di 7 mesi all’uomo che parteciperà a Sanremo, nel mezzo della storia di Mudimbi ci siamo anche noi. E di questa storia ho avuto la fortuna di parlarne a tu per tu con il diretto interessato.
Sapendo di dovergli fare qualche domanda ho deciso di arrivare nel pomeriggio, immaginandomi al bancone bere una birra fresca e ripassare le domande, aspettando il suo arrivo. Lui invece era già là.

Non era la prima volta che lo incontravo, ci eravamo visti la scorsa estate nel backstage dell’Home Festival. Per questo motivo non mi sono stupito della sua professionalità (la puntualità non è la caratteristica che accomuna di più gli artisti). Ho ritrovato anche la stessa persona super simpatica e disponibile, e così ci ho messo un attimo a sentirmi a mio agio per iniziare l’intervista. Ho rotto subito il ghiaccio facendo una battuta sul suo migliorato rapporto con i social, visto che al nostro ultimo incontro non era proprio praticissimo delle storie Instagram.

Ho così colto la palla al balzo per cominciare con le domande più serie:

Non è la prima volta che vieni a Treviso. Sei già venuto al Festival: come ti sei trovato, che sensazioni hai avuto?

Devo dire che prima di venire da artista, a un festival del genere avevo partecipato solo da “spettatore” all’estero. In Italia non pensavo potessimo arrivare a fare una cosa del genere, quindi tanto di cappello agli organizzatori, una gran figata!

Qua al bar invece è la prima volta. Ti sei già fatto un’idea o bisogna aspettare che si accenda la serata?

Qua non ci ero mai stato, ma ho parlato con un po’ di persone che ci hanno suonato e mi hanno raccontato poi come diventa quando si comincia a riempire e il tasso alcolico comincia ad alzarsi. Ecco, ad esempio so perché i lampadari sono cosi… C’è una leggenda intorno a questo posto.

Venendo più a te, sei passato da essere “quello delle foto da bambino che trovi per strada” a “quello che partecipa a Sanremo”. Una bella differenza, come te la stai vivendo?

In realtà “non la sto vivendo”. Se inizio già a pensarci adesso rischio di farmi venire un’emicrania. Punto ad essere concentrato quando mi troverò là. Devo dire sinceramente che non me lo sarei mai aspettato, probabilmente ancora meno dei miei fan. Quando da ragazzino inizi a fare rap non pensi a Sanremo, perché sono sempre sembrate due cose distanti.

Quindi qualcosa è cambiato secondo te a Sanremo? Alcune scelte che sono state fatte in quest’edizione sembrano portare in una nuova direzione.

Beh penso appunto che già la mia partecipazione sia un segnale. Baglioni in conferenza stampa mi è piaciuto tantissimo, si vede che sa esattamente quello che vuole fare, valorizzando quel che di buono “abbiamo noi” (ad esempio non ha chiamato star di Holliwood). Da quello che ho capito avrebbe anche voluto fare qualche altro rapper oltre a me. Si erano fatti pure i nomi di Ghali, Coez…ma a volte dal punto di vista dell’artista non è facile, rischi di compromettere la tua immagine. Sanremo è molto divisivo, soprattutto per il pubblico che ascolta questo genere. Diciamo – ridendo – che io intanto faccio da apripista, poi si vedrà.

Quindi tu sei un rapper? Ormai vogliamo etichettare tutto, a costo di inventarci nomi improbabili. Un mio amico mi ha chiesto che genere facessi. L’unico modo che ho trovato per spiegarglielo è stato inviandogli il link di alcuni tuoi brani.

Si, ogni giorno escono generi diversi. Se mi chiedi cosa faccio ti rispondo rap, anche se ammetto di non rientrare completamente nello stereotipo del rapper. Diciamo che “utilizzo” il mezzo rap per raccontare quello che voglio dire, un può come fa Caparezza, anche se con le sue caratteristiche. In realtà poi anche io, quando mi chiedono, gli dico << vatte a sentì le canzoni. Già le devo scrive, se te devo pure spiegà >>.

Giacomo Russello