Qualche venerdì fa sul palco di casa è arrivato un uragano che Burian gli fa na pippa. Una tempesta targata Unlimited Struggle che ha visto alternarsi “on stage” Mistaman, Frank Siciliano, Stokka e Madbuddy, tutti accompagnati dall’immancabile Roc Beats aka (per tutti) Dj Shocca.
Ed è proprio con quest’ultimo che ho avuto l’onore di parlare. O meglio, di fare due-tre chiacchiere da (Home **ck) Bar!

Sono come sempre arrivato al locale poco prima delle 19, orario in cui solitamente gli ospiti finiscono il soundcheck. Giusto per bermi nel frattempo una birra e curiosare sul modo di lavorare degli artisti. Finito di provare, Shocca si è girato verso me e Giovanni Tavera (Beat Torrent), venuto anche lui per fargli un’intervista, ci ha indicato ed è venuto a presentarsi (in realtà si è avvicinato al bancone perché voleva una birra, ma a me piace vederla così). Sembra ormai una frase fatta (del tipo “è un bravo ragazzo, saluta sempre”) ma davvero è stato da subito disponibilissimo… “de core” direbbero alcuni miei amici. Ho ovviamente prima lasciato posto a Giovanni, essendo ospite. Venuto il mio turno ci siamo dati il cambio stile interrogazione di maturità. A differenza dei prof del liceo, però, Shocca mi ha fatto fin da subito sentire a mio agio accogliendomi con un bel rutto alla Homer J. Simpson.

Dopo un paio di battute abbiamo provato a diventare un po’ più seri:

HRB: Essendo a Treviso, ed essendo tu di Treviso, volevo chiederti se vivere in una città di provincia come la nostra possa essere un ostacolo per chi fa musica, specialmente possa esserlo stato in passato (come nel tuo caso) quando ancora non c’era internet. Oppure se la noia possa servire quasi da stimolo per far lavorare la creatività.

S: La risposta è in parte contenuta nella domanda. Nel senso che è chiaro che la provincia diventa uno stimolo. Funziona da carburante per distinguerti, per non omologarti a tutti gli altri. È però anche vero che quando ero piccolo io non c’era un posto che lasciasse ai giovani spazio per esprimersi o per assistere ad eventi fighi che potessero essere d’ispirazione, come può essere ad esempio Home Rock Bar – con marcato accento anglosassone – (hai sentito quanto bene l’ho detto?). D’altro canto non essendoci un cazzo da fare cerchi qualcosa che ti “draiva”, che ti motivi…e puoi benissimo uscirci dalla provincia (artisticamente parlando). Io sono la dimostrazione, senza cazzate o finte umiltà, che si può arrivare anche a “livelli nazionali” con le giuste motivazioni e capacità.

HRB: Siamo all’home rock bar, ma molto spesso i protagonisti sono il rap e l’hip hop. possiamo dire che quindi i rapper, seppur con diverse declinazioni, siano definitivamente le nuove rock star?

S: È da anni ormai che se ne parla. È iniziata dicendo che il 1200 (giradischi) fosse la nuova chitarra elettrica. In Italia questo, come sempre e in tutto, è arrivato tardi. Ora di fatto l’MC è la nuova rockstar.

HRB: Come hai detto in più interviste, ti sei approcciato alla musica campionando suoni dall’amiga. Al giorno d’oggi i mezzi tecnologici a disposizione sono sempre di più. Siamo arrivati alla generazione dei “Makers”, tutti cominceranno a costruirsi a casa qualsiasi cosa, tra cui anche la musica! Questo ha portato ad un abbassamento del livello secondo te, appunto perché la difficoltà nel creare qualcosa dimostrava quanto uno valesse e fosse appassionato, oppure è un’opportunità di sentire cose nuove?

S: La democratizzazione della musica è già iniziata appunto ai miei tempi con, ad esempio, l’amiga. Sicuramente comunque si trattava di strumenti limitati. Ora che si può fare qualunque cosa con il laptop dei genitori è diventata un’arma a doppio taglio: crea si delle novità incredibili, prima impossibili. Ma questo vantaggio è abbondantemente surclassato dalla marea di merda che viene prodotta perché è “facile farla”. Se il livello di difficoltà di realizzazione si abbassa, quasi sempre si abbassa anche la qualità. Una volta forse si, c’era una sorta di soglia di sbarramento creata dalla maggiore difficoltà nell’approcciarsi ai mezzi, che faceva si che si cimentasse solo chi aveva davvero la passione.

HRB: E poi negli ultimi anni è esplosa anche qua la trap… vuoi fare un commento in merito?

S: Sono contento che in qualche modo il linguaggio dell’HipHop sia arrivato a tutti…chiaro che è un genere che non mi appartiene, non mi arriva, e non mi piace.

Giacomo Russello