Dopo tanti anni e una crescita continua, Home Rock Bar è riuscito a portare sul palco artisti del calibro di Negrita, Subsonica, Elio e Le Storie Tese, Unlimited Struggle, Dope DOD, solo per citarne alcuni. Nonostante ciò si è sempre voluto mantenere un legame forte col territorio. Ed è anche per questo motivo che band emergenti come quelle con cui ho avuto il piacere di fare due parole – o meglio, chiacchiere da (Home **ck) Bar – hanno avuto l’onore di esibirsi sullo steso palco. Un altro motivo è che, come direbbe il buon Celentano, “sono forti”.
Due gruppi dal genere e dall’ “attitude” completamente diversi . Più introspettivi gli Alcesti, i cui testi (in italiano) hanno un peso specifico fondamentale, più casinisti (o come dicono loro cazzoni) e dall’animo rock i Two Birds One Stoned, che cantano invece in inglese.
Ma lascio che siano le loro parole a raccontarli:

[L’articolo è frazionato in “due episodi”, in modo da dare lo spazio che si merita ad ognuna delle due band]

Ep.1: Two Bird One Stoned

HRB: Innanzitutto volevo capire il significato del vostro nome

TBOS: Beh, siamo in due…a uno piacciono cose strane…
No dai scherzi a parte ci piaceva il gioco di parole. In inglese “Two Birds one Stone” significa “prendere due piccioni con una fava”, ma aggiungendoci la “d” finale il significato cambia completamente. E in qualche modo ci rappresenta, non ci sono strani significati: ci vediamo come due piccioni perché siamo parecchio scatenati e uno dei lo è in modo particolare.

HRB: Venire da Treviso, quindi da una città piccola e con non grande tradizione musicale, può essere penalizzante per una band emergente?

TBOS: Da un certo punto di vista è più difficile farsi conoscere perché non hai la possibilità fisica di farlo, ci sono pochi posti in cui esibirsi (se non in acustico). Da un altro però essendo appunto una città di provincia hai anche meno concorrenza quantitativamente parlando. Detto ciò ci è risultato per il momento più facile suonare fuori Treviso; a Padova o Vicenza per esempio, appunto perché qua a Treviso non sono tanti i “plachi”. In ogni caso se i contenuti artistici ci sono e la rete di contatti che riesci a crearti è buona non è un problema.

HRB: I vostri riferimenti per chi vi conosce sono chiari, sono stati detti e ridetti: Black Keys, White Stripes, etc… ve la sentite di etichettare quello che fate, specialmente adesso che sembra spuntino ogni giorno generi nuovi? 

TBOS: In realtà no, ogni volta che ci chiedono cosa facciamo, dopo averci ascoltato dicono “no non è questo”. Perché alla fine ok, ci sono dei riferimenti al blues , però non è blues. C’è qualcosa di garage, ma non è puro garage. Per noi quello che conta è l’intenzione, e la nostra è fare rock ’n’ roll. Poi puoi chiamarlo come vuoi, noi sappiamo di fare quello in cui crediamo e riteniamo non sia così importante essere etichettati con un genere particolare. Anche l’indie che adesso sta “spopolando”, al suo interno contiene tante cose diverse. Alcune sono fighe, altre si vede che sono costruite, diventando fotocopia di qualcos’altro.

HRB: Si dice che per una band italiana sia molto più dura avere successo cantando in inglese, e probabilmente è così. Mi spiegate allora la scelta della lingua?

TBOS: È assolutamente penalizzante l’ingelse… ma ci suona meglio. Pensiamo che la nostra musica sarebbe poco credibile se fatta in italiano, tutto qua. Poi non è che ci faccia schifo l’italiano, anzi! Dipende però da cosa fai, esprimere contenuto in italiano non è facile e in un determinato modo di far musica può non piacere. Noi prestiamo molta più attenzione alla musica che ai testi, sono scelte!

Giacomo Russello